eccomi , folletto che corre in un mondo fantastico.
forse e' questo che ci lega cosi' da lontano :-)))
La legherei a due cose belle che ho letto che poi vanno a fondersi in una sola...
la prima dal blog di Mjavale conosciuta meglio grazie ad un errore postale.. mi sono arrivate le sue canotte /maglie blogtrotters :-))) che le ho rispedito..
leggetevi questo:
Il lungo rappresenta il senso profondo della corsa, è una metafora perfetta del desiderio di fuga insito in ognuno di noi. Certo, anche i lavori di qualità e la corsa veloce rivestono significati intensi, ma soltanto il lungo è capace di riportarci a una dimensione di autentica naturalità.
I lunghi lenti permettono di sentirsi liberi, svincolai da ogni dovere. Amiamo correre per ore perchè nulla come la corsa in solitudine è in grado di tranquillizzare e mettere dii buon umore. Già il solo fatto di non portarsi dietro il cellulare procura piccoli, impagabili spasmi di godimento. Essere irraggiungibili, lontani e inafferrabili come libellule è una sensazione che non ha eguali anche se si procede alla dopolavoristica velocità di 11 chilometri orari.
Per vivere meglio è necessario coltivare fantasie di fuga. Per resistere e sopravvivere alla routine è necessario costruirsi vite parallele. Il desiderio di fuga è una bomba al naplam da utilizzare in tutti quei momenti della giornata in cui le gambe fremono e la mente è una mosca impazzita che ronza attorno alla noia come a un lampadario acceso in una notte d'estate.
E allora non siamo più in ufficio, siamo alle Maldive o a Rio de Janeiro e tenere una conferenza in spiaggia. ...
La fantasia di fuga non ha confini e non risparmia nessuno: il coniuge, i genitori, la scuola, il lavoro, la propria città. Basta un bagliore del cervello e l'abbandono degli obblighi quotidiani è cosa fatta, è inghiottire ossigeno dopo una lunga apnea. Poi ovviamente non succede nulla e il mattino dopo si ritorna in ufficio con le pive nel sacco, ma non importa: per qualche attimo si è cullati dell'ebbrezza dell'altrove.
301 correre - M. Cassardo
poi ci aggiungerei questo libro che ha cambiato probabilmente tante persone (una di sicuro):
"...perseguire un obiettivo che cambia continuamente e che non è mai raggiunto è forse l'unico rimedio all'abitudine, all'indifferenza, alla sazietà. E' tipico della condizione umana ed è elogio della fuga, non per indietreggiare ma per avanzare. E' l'elogio dell'immaginazione mai attuata e mai soddisfacente".
Quando non può più lottare
contro il vento e il mare per seguire la sua rotta,
il veliero ha due possibilità:
l'andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento)
che lo fa andare alla deriva,
o la Fuga davanti alla tempesta
con il mare in poppa e un minimo di tela.
La Fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa,
il solo modo di salvare barca ed equipaggio.
E in più permette di scoprire rive sconosciute
che spuntano all'orizzonte delle acque tornate calme.
Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro
che hanno l'illusoria fortuna
di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere,
la rotta senza imprevisti
imposta dalle compagnie di navigazione.
Forse conoscete quella barca che si chiama: Desiderio.
(Henri Laborit)
e adesso le altre foto della gara dei lagoni da PODISTI.NET di Arturo Barbieri (clicca x gli album)
PIMPE












